[Aggiornamento 1 gennaio 2020]

 

Andrea Martocchia

 

INTELLETTUARIATO

Dopo l'approvazione della Legge “Gelmini” sull'Università, il punto sullo stato dell'analisi attorno ai tagli a Formazione e Ricerca 

Gennaio 2011 [scarica in formato PDF]

Una sintesi di questo saggio appare sul numero 3/2010 della rivista online MenodiZero.

 
 

A translation into serbocroatian / prijevod na srpskohrvatskom:

INTELEKTUALIRIJAT
Nakon što je Parlament odobrio zakon Gelmini (ime tadašnje talijanskeministarke obrazovanja prim. prev.) o Univerzitetima, ova se analiza bavi stanjem i sasjecanjem procesa obrazovanja i znanstvenog istraživanja

Skraćena verzija ovog eseja je na broju 3/2010 online-časopisa MenodiZero. Prijevod: Jasna Tkalec za Novi Plamen

 

 
Estratto:
 
... il colpo sferrato contro l'università con questa “riforma” è parte di una ristrutturazione ampia e strategica, che in altra sede abbiamo definito un generalizzato attacco al sapere e che è insieme rivolto anche contro più di una generazione di (ex)giovani, che attraverso il sapere, attraverso la scolarizzazione e la formazione avevano creduto di poter costruire un futuro per se e per la società in cui avrebbero vissuto. [...]
... per demolire anche formalmente il sistema della pubblica istruzione in Italia manca ancora un passo decisivo: quello dell'abolizione del valore legale dei titolo di studio; ma siamo vicini anche a questa infamia, come lascia intendere il coro dei propagandisti, che da tempo ha cominciato a cantare. A nostro avviso << abolire il valore legale dei titoli significa ulteriormente sancire il totale arbitrio del datore di lavoro (anche pubblico) nella selezione della sua forza-lavoro, per cui nemmeno il merito conseguito e certificato avrebbe più valore di fronte alla selezione sulla base di interessi privati e criteri ideologici. >> [...]
 
Ci sembra che il nodo sia stato colto bene da G. Forges Davanzati: << Da oltre un decennio, è in atto un significativo processo di accentuazione dell’over-education, ovvero di ‘eccesso di istruzione’ rispetto alla domanda di lavoro qualificato espressa dalle imprese. Acquisita la laurea, si svolgono attività non adeguate alle competenze acquisite o, soprattutto nel caso del Mezzogiorno, si emigra. L’eccesso di offerta di lavoro qualificato dipende essenzialmente dalla bassa propensione all’innovazione da parte delle imprese italiane, a sua volta imputabile in primis alle piccole dimensioni aziendali e – dato non irrilevante – al fatto che solo il 14% dei nostri imprenditori è in possesso di laurea. >> [...]
 
Nella disgregazione “fratricida” che domina le università (e i luoghi di produzione/riproduzione culturale in genere) è perciò gioco facile contrapporre i diritti acquisiti a quelli da conquistare, o viceversa, nuocendo così gravemente sia agli uni che agli altri. Eppure l'unico interesse collettivo in questa situazione sarebbe quello dell'allargamento della base assoluta dei diritti. 
Ad esempio, per quanto riguarda il reclutamento e la progressione di carriera, perchè non ammettere che possano sussistere insieme diverse modalità? [...]
 
Nella struttura feudale dell'università italiana riconosciamo dunque il suo carattere più propriamente nazionale, mentre nell'avanzante modello di università privatizzata intravediamo la tendenza in atto a livello internazionale e globale. [...] Il fatto è che la crisi è crisi sistemica e globale, non solo incidentale o connaturata allo sviluppo italiano! [...] << Che la situazione negli altri paesi a capitalismo avanzato non sia rosea lo dimostra il bilancio ovunque fallimentare rispetto agli obiettivi posti a Lisbona. Nei paesi a capitalismo avanzato è in atto una complessiva contrazione degli investimenti in R&S [Ricerca e Sviluppo] e, all'interno di questi, uno spostamento di risorse verso i settori legati alle produzioni immediatamente applicative e militari. >> [...]

Il fatto è che la vera essenza del sistema economico capitalistico non risiede nell'innovazione e nella competizione scientifico-tecnologica. Questa è solo la visione propagandata dai capitalisti stessi, e non può essere assunta come valida in generale: al contrario, tale descrizione vale solo nelle fasi di sviluppo (scientificamente, se non socialmente) virtuoso del capitalismo. In tali fasi i capitalisti competono tra di loro attraverso l'introduzione di nuove tecnologie per aumentare la produttività e al limite rimpiazzare il lavoro con i mezzi di produzione. Oggi come oggi, invece, la fase dello sviluppo capitalistico è esattamente opposta: dalla sua attuale crisi di sovrapproduzione il capitalismo esce distruggendo le sue stesse forze produttive e tornando a sfruttare il lavoro vivo – cioè i lavoratori stessi, attraverso l'aumento del tempo di lavoro, la diminuzione dei salari ed altre misure riconducibili alle precedenti, come le delocalizzazioni - anziché il cosiddetto lavoro morto – cioè le macchine e le tecnologie. [...] 
Siamo insomma nel “fuoco” della più classica tra le contraddizioni individuate da Marx: quella tra lo sviluppo delle forze produttive (riconoscibile nell'allargamento del bacino della manodopera altamente qualificata, reale e potenziale) da un lato, e la inadeguatezza dei rapporti di produzione esistenti dall'altro. Ed è in atto un violento tentativo da parte delle classi dominanti di garantirsi la proprietà privata - e sempre più privata ed esclusiva, addirittura monopolistica - delle produzioni ad alto livello di know-how e della stessa (ri)produzione intellettuale, imponendo un generalizzato disinvestimento da tutti i luoghi in cui la conoscenza “minaccia” di estendersi socialmente. [...]
Al centro del processo è stato forse il movimento della Pantera, cui chi scrive partecipò. Si contestava allora la autonomia delle università introdotta da Ruberti, poiché quel provvedimento conteneva i prodromi della privatizzazione del sistema e della sua parcellizzazione a uso e consumo tecnocratico. L'analisi era corretta: pochi anni dopo un Berlinguer e una Carta di Bologna dettavano l'adeguamento del sistema formativo italiano ai diktat europei: parcellizzare per privatizzare. Ma non avremmo mai immaginato, durante la Pantera, che di lì a poco si sarebbe sic et simpliciter proclamata l'inutilità sociale dei nostri studi, come si sta facendo oggi. [...]
 
Si tratta di una vera e propria massa che è prevalentemente composta da appartenenti al ceto medio in declino: talvolta sono pezzi di borghesia intellettuale e dei servizi che adesso “precipitano” socialmente, ma più spesso sono i figli di quel proletariato che durante il boom economico si era trasferito nelle città trovando un “buon lavoro” e garantendosi un discreto livello di formazione e di istruzione. La generazione ancora precedente, quella dei nonni, erano contadini – l'ultima generazione di quell'Italia contadina che qualche anno fa pensavamo per sempre archiviata in vecchie fotografie. 
Questa massa di giovani e non-più-giovani vivono una vita precaria spesso ancora affidata al sostegno dei genitori (e per questo sono insultati come bamboccioni): genitori che, se qualche volta erano stati i primi della loro discendenza a potersi comprare una casa in città, adesso devono sostenere il mutuo per la casa dei figli, oppure se erano proprietari per discendenza hanno comprato casa e automobile a figli che non riescono però a mantenersele... 
Come definire questa massa di (ex)giovani non autosufficienti se non: intellettuariato
Proletari non è termine consono, vuoi perchè sono ancora eredi di piccole proprietà (anche se le stanno estinguendo in assenza di altri redditi), vuoi perchè ogni preoccupazione è loro fuorché quella della prole. Questa massa non fa figli o ne fa pochissimi e in tarda età a causa del contesto ambientale e sociale precario che la induce a rimandare la riproduzione fino al sopraggiungere di Godot: tipicamente, Godot è il superamento dell'età biologica necessaria [...] 
Che cosa possiede dunque questa massa con certezza, se non l'istruzione e la formazione che la generazione precedente le ha trasmesso? Perciò: intellettuariato. Non possiedono mezzi di produzione, ma istruzione – per averla avuta impartita in un sistema pubblico, scolastico e accademico, che rischia di non sopravvivere fino alla generazione successiva, ed anche per discendenza famigliare, poiché i genitori hanno infuso all'odierno intellettuariato lo stimolo ad una formazione più elevata e ad una posizione sociale conseguentemente migliore. Speranze vane: se le cose non cambieranno, la generazione dei nostri genitori sarà stata la prima e l'ultima a potersi affrancare socialmente grazie all'istruzione; quella mobilità sociale, anziché perfezionarsi, viene ora abbattuta.
Allora però, per sua stessa natura l'intellettuariato che oggi viene alla ribalta avrà una esistenza solo effimera, poiché è destinato ad eclissarsi al primo tornante generazionale. Infatti, se avrà discendenti, questi non avranno i diritti né le motivazioni per accedere in massa ai livelli di istruzione dei padri, e dunque come classe si estinguerà culturalmente (e rinunziando a pagare l'ennesima rata del mutuo tornerà proletariato); se non li avrà, si estinguerà biologicamente. [...]
 

 

Sullo stesso tema si raccomanda la lettura di (in ordine cronologico inverso):

“La laurea negata. Le politiche contro l’istruzione universitaria” di Gianfranco Viesti (di Francesco Corti – recensione a: Gianfranco Viesti, La laurea negata. Le politiche contro l’istruzione universitaria, Laterza, Roma-Bari 2018, pp. 154, 12 euro (scheda libro)
... A partire dal 2010, anno della riforma Gelmini, e inizio della parabola discendente degli investimenti pubblici dell’Italia nell’università, il fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle università statali è stato ridotto, in termini reali, di oltre il 20%. [...] L’Italia ha assistito ad una riduzione drastica del personale docente, attraverso il blocco del turnover e quindi delle assunzioni di giovani ricercatori, i quali hanno rinunciato a proseguire il percorso accademico in Italia o hanno rinunciato alla prospettiva accademica in via definitiva. Al taglio strutturale delle risorse, si è accompagnato un vistoso aumento della tassazione studentesca, mentre la politica per il diritto allo studio (borse, alloggi, servizi) è rimasta estremamente modesta. Questo disinvestimento nell’università ha evidentemente determinato, come conseguenze, maggiori difficoltà da parte delle famiglie a mantenere il percorso di studi dei figli, e conseguentemente una contrazione delle immatricolazioni... La retorica dell’eccellenza, supportata da quella che Viesti chiama «una densa cortina di indicatori ed algoritmi», non ha però aiutato ad individuare i problemi strutturali presenti nelle regioni meno sviluppate e svantaggiate del paese. Al contrario, essa è stata utilizzata come giustificazione per l’attuazione di ulteriori disinvestimenti. Il tutto sotto il motto “meritocrazia virtuosismo valutazione”, che è stato fatto proprio dal vero nuovo giudice e deus ex machina della politica universitaria italiana: l’ANVUR...

La scuola delle competenze? (di Alessandro Pascale, 24 novembre 2019 – anche su Marx21)
Si è svolto il 14/11/2019 alla Casa della Cultura di Milano un incontro sul tema “Una scuola senza cultura e senza conoscenza? Dalla cancellazione del tema di storia a quella delle discipline”, relatori i docenti Giovanni Carosotti, Vittorio Perego, Marco Cuzzi (UNIMI, Milano), Lucio Russo (Uni Tor Vergata, Roma) ... Carosotti mostra una dichiarazione dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP): “Scuola senza materie, la sfida della scuola del futuro”. Una follia, eppure Andrea Gavosto, presidente della Fondazione Agnelli sulla Stampa porta avanti periodicamente questa campagna, senza contraddittorio... 
Una lettura materialista del fenomeno
L'intervento di Russo è stato forse il più apocalittico: ricorda che l'attacco non è solo alla storia ma a tutte le discipline: anche la geografia è scomparsa da tempo, ma perfino l'italiano, la matematica (“non si dimostrano più i teoremi al liceo”), le lingue classiche (vd la retorica “contro le traduzioni”). La conclusione è perentoria: “È un attacco alla cultura”...
La ragione è strutturale: con la globalizzazione, dal punto di vista produttivo e tecnologico ci sono state una concentrazione e innovazione tali per cui non c'è più bisogno di un cospicuo ceto dirigente... Ne consegue un processo di “rarefazione delle competenze in tutti i campi”. All'interno delle aziende diventa più importante l'ambito commerciale, il marketing, rispetto all'ambito creativo e ingegneristico, riservato a pochi. Si è abbassata drammaticamente la richiesta di competenze da parte del mercato...
La conseguenza è che la mobilità sociale è diminuita invece di aumentare. Una volta esisteva un vasto ceto medio che oggi sta scomparendo, a fronte di una composizione sociale che prevede un'élite ristretta e una massa dequalificata. Oggi ha senso studiare solo se uno vuole capire il mondo in cui vive ma lo studio non ha più la funzione sociale di ascesa che aveva una volta...
Che fare quindi? Anche in questo caso mancano risposte. Per ora c'è la constatazione della decadenza della civiltà occidentale, probabilmente superata in futuro da quelle dell'India e della Cina. La nostra civiltà starebbe vivendo un'involuzione irrazionalistica e anti-scientifica simile a quella verificatasi nel II secolo a.C. nella civiltà greco-romana...
Il nuovo regime in costruzione
... Questa ristrutturazione avviene attraverso una campagna propagandistica che batte sulle tesi “anti-nozionistiche” figlie della protesta del '68... competenze avanzate continuano ad essere fornite solo ad una stretta élite, verosimilmente quella proveniente dalle famiglie più ricche che possono aiutare i figli nella frequentazione delle scuole e università più solide. Ciò alimenta un sistema semi-castale nei fatti, rendendo sempre più difficile che vi sia un'effettiva mobilità sociale. La conseguenza è che in 10 anni l'Italia ha perso 250 mila giovani che sono andati a lavorare all'estero. In particolar modo è colpito il Sud. Alcune delle migliori menti del nostro paese non vedono altra alternativa che la fuga...

L’università nella cosiddetta società della conoscenza (Alessandra Ciattini, 17.11.19) 
... Secondo il nuovo rapporto di Almalaurea (...) negli ultimi 15 anni si sono perse complessivamente 40.000 immatricolazioni, che equivalgono ad una diminuzione del 13% rispetto ai decenni precedenti. Naturalmente molto più sostanziosa è stata la riduzione degli immatricolati nel sud, che arriva fino al 26% (ossia il doppio). Inoltre, risulta che coloro che accedono all’educazione superiore provengono da famiglie solide economicamente e hanno genitori laureati, tanto per sottolineare il carattere sempre più classista dell’università italiana. A ciò bisogna aggiungere che solo il 53,6 degli iscritti riesce a terminare il percorso di studi intrapreso.
Altro aspetto importante è dato dalle difficoltà che incontrano i laureati di primo livello soprattutto e di secondo livello a trovare lavoro; infatti, siamo ancora lontani dal tasso di occupazione registrato negli anni 2008-2014 e gli stipendi dei laureati sono anche sensibilmente diminuiti...
La diminuzione degli studenti corrisponde ad un’analoga riduzione di docenti. Secondo il Sole 24ore, dal 2007 al 2014, si sarebbero persi circa il 30% dei professori ordinari, il 17% degli associati; si prevede che l’emorragia continui (a breve avremo 20 mila docenti strutturati in meno), introducendo sempre più docenti precari nel tessuto universitario, perché meno costosi...

I laureati in Italia retribuiti molto meno che all’estero. Ma occhio alle soluzioni velenose (Stefano Porcari, Contropiano, 8 novembre 2019)
... Secondo il rapporto Starting Salaries Report curato dalla società Willis Towers Watson, i  neolaureati italiani sono tra i meno pagati d’Europa e la retribuzione al loro primo impiego è in media inferiore del 71% a quella dei laureati tedeschi... Studi e rapporti come quello segnalato, indicano il problema ma propongono sempre “soluzioni benefiche” che accentuano le divisioni, le discriminazioni, le recriminazioni verso chi sta sotto e mai verso chi sta sopra e che ha determinato questo tipo di problemi...

Se non la Scienza, chi altri ci salverà? (di Andrea Martocchia, su La Voce del G.A.MA.DI. di ottobre 2019
... Si gira attorno al tema vero, che è quello della conoscenza, senza affrontarlo. Ad avviso di chi scrive, questo è il tema più importante di tutti qui ed ora; la stessa lotta di classe nella contemporaneità è una lotta per la appropriazione/espropriazione delle conoscenze che consentono di produrre e consumare...

Le università e i giovani nel tritacarne della crisi e dei diktat europei (di Leonardo Bargigli, 14 Settembre 2019 – anche su Contropiano)
Una recensione del volume “Giovani a Sud della Crisi”... Dopo l’approvazione della riforma Gelmini nel 2010, l’attenzione per le sorti del sistema universitario italiano è calata paurosamente. Il disinteresse sociale è andato di pari passo con il drastico ridimensionamento dell’istruzione universitaria. Dopo gli anni della “bolla formativa” gonfiata dalla propaganda sugli “obiettivi di Lisbona”[1] e sull’ “economia della conoscenza”, crisi e austerità hanno tolto sostanza a molti appetiti baronali e padronali, ed è rimasta nuda e cruda sul terreno una realtà fatta di precarietà, sfruttamento e salari da fame... 
Il libro ricostruisce in modo esaustivo i principali passaggi di una trasformazione del sistema della formazione superiore che si è sviluppata, nell’arco di due decenni, sotto l’egida dell’Unione Europea. In particolare gli autori individuano 3 snodi principali:
• autonomia / aziendalizzazione (Legge Ruberti, 1990)
• segmentazione del processo formativo (Legge Berlinguer/Zecchino, 1999)
• gerarchizzazione / precarizzazione del corpo docente e degli atenei (Legge Moratti, 2005, e Legge Gelmini, 2010) ...

Giovani a sud della crisi (Noi Restiamo, 2018)

Ponte Morandi come metafora (Andrea Martocchia, da La Voce del G.A.MA.DI. di ottobre 2018 – anche su Contropiano)
Il rovinoso crollo del ponte di Genova, con il corollario di problemi che pone e carenze che evidenzia ... rappresenta una specie di spettacolare parola "FINE" posta a chiusura delle retoriche degli ultimi anni sulla cosiddetta "società della conoscenza". Questo slogan era stato ripetuto spesso, ma a singhiozzo e con sempre minore convinzione in tempi recenti, proprio mentre si portava a compimento il processo opposto, cioè una vera e propria dichiarazione di guerra contro il sapere che possiamo telegraficamente condensare nei due fenomeni seguenti: (1) appropriazione privata della conoscenza (2) distruzione del sapere, sia in termini di possibilità di accesso ai luoghi della sua produzione/riproduzione sia in termini di individui fisici, in quanto componente costitutiva primaria delle forze produttive in eccedenza nella crisi sistemica del capitalismo... Il crollo del ponte Morandi palesa alla società nel suo complesso, in quanto spettatrice attonita, vuoi una carenza di conoscenza scientifica, vuoi un inceppamento nel meccanismo di trasmissione della stessa, o entrambe le cose insieme... non solo è maturata una fondamentale diffidenza verso gli operatori scientifici, ma se ne ignorano addirittura – e generalmente non viene socialmente riconosciuta la validità de – i loro metodi di validazione...

Lega: no a laurea a tutti i costi, sì a lavoro anche dopo tre anni di superiori (Orizzonte Scuola, 15 marzo 2018)
... “Se – conclude il programma della Lega – dopo tre anni di scuola superiore padroneggio un mestiere e questo rappresenta la mia passione, non devo lasciarmi suggestionare dagli stimoli sociali e cercare la laurea a tutti i costi, per poi magari andare a svolgere un lavoro che non sento davvero mio.”

Italia paese tra i meno istruiti con pochi laureati e tanti tagli (Roberto Ciccarelli, 4 marzo 2018)
(in merito al Rapporto sulla conoscenza in Italia ISTAT 2018) ... chi è meno istruito comanda, chi lo è di più cerca un lavoro, per lo più precario, pagato in maniera pessima. Il livello medio di istruzione dei micro-imprenditori è modesto: 11,4 anni di scolarità a testa nel 2015, meno della scuola dell’obbligo. Questa composizione indica due caratteristiche del sistema produttivo: il basso tasso di specializzazione di queste imprese e il livello altrettanto basso della forza lavoro richiesta... Unico paese dell’Ocse ad avere tagliato l’istruzione nella crisi, l’Italia ha continuato a pestare l’acqua nel suo mortaio di mediocrità, infelicità e povertà lucidamente volute e programmate. Una situazione che si spiega con il realismo capitalista: il paese va tarato su una struttura produttiva ridotta...

Troppi giovani poveri inutilmente acculturati? No problem, la soluzione è la “decrescita culturale” (Valeria Finocchiaro, 21/10/2017)
(Recensione al recente libro di Raffaele Alberto Ventura, “Teoria della classe disagiata”, uscito per Minimum fax.) ... L’idea dell’emancipazione sociale attraverso una cultura diffusa viene bollata come residuo socialdemocratico da abbandonare se si vuole evitare la bancarotta individuale e collettiva... Se si vogliono schiavi, si è stolti a educarli da padroni...

Cosa abbiamo imparato con “Lavoro mentale e classe operaia”, di G. Carchedi (Andrea Martocchia, 24 agosto 2017)
... spiegando il carattere di classe di ogni forma di conoscenza e riconducendola a prodotto sociale di duplice natura l’Autore fa intravvedere il carattere alienato del lavoro “mentale” (cognitivo, intellettuale – ma per precisazioni su questi termini si veda oltre) e pone le basi corrette per la denuncia del suo sfruttamento reale (“quelle competenze sono soggette a dequalificazione e il loro posto di lavoro è soggetto agli alti e bassi del ciclo economico… il loro tasso di sfruttamento può essere anche maggiore di quello di molti lavoratori nei processi lavorativi oggettivi”)...

Sulle orme di Marx. Lavoro mentale e classe operaia (Guglielmo Carchedi, 2017)

L’angoscia del precario del XXI secolo (Vito Francesco Polcaro, 6/7/2017)

Intellettuariato. Contributo al convegno “Formazione, Ricerca e Controriforme” tenutosi a Bologna il 30 aprile 2016 (Andrea Martocchia, pubblicato su Contropiano n.2/2016)

VIDEO: Roberto Bazzano, l'astrofisico che perse tutto (5 gen 2016) 
Due lauree e un dottorato in astrofisica al MIT, chiede l'elemosina sulle panchine di Finale Ligure. Roberto Bazzano racconta la sua storia in questa video intervista... "Sono ritornato in Italia e in Italia mi sono adattato un po' a tutte le cose, ho lavorato per tante cooperative... Ho fatto tutti i tipi di lavoro guardandomi bene – e purtroppo questa è una cosa molto grave – dal mettere nei curriculum vitae 'Laurea in...' perché così purtroppo ero già tagliato fuori! Questo l'ho riscontrato poi, stando su questa panchina, parlando con molte persone... [...] Era un problema perché dicevano 'Questo cosa pretende?'..."

L’espulsione dei giovani proletari dall’Università e la fine della grande illusione (Paolo Spena, responsabile nazionale Scuola e Università del FGC, 8 settembre 2015)
... La nuova classe operaia oggi non va più all’università, o abbandona gli studi prima di conseguire la laurea. Questo per due ragioni principali: da una parte il crescente costo degli studi universitari dopo i tagli barbari al FFO (con la conseguente impennata delle tasse) e ai fondi nazionali e regionali per il diritto allo studio; dall’altra il mutamento del ruolo dell’università e soprattutto delle prospettive di lavoro offerte da una laurea. L’enorme discrepanza fra laureati e numero di posti di lavoro qualificato disponibili rende l’università un enorme bacino di raccolta dei giovani della classe media, che aspirano ad una scalata sociale e possono permettersi di sostenere i costi degli studi universitari. Molti finiranno comunque per precipitare nell’incubo della precarietà immediatamente dopo la laurea...

Hanno scelto l’ignoranza / They have chosen ignorance (appello internazionale dei ricercatori, 10 ottobre 2014) 
Scienziati di diversi paesi europei descrivono in questa lettera come, nonostante una marcata eterogeneità nella situazione della ricerca scientifica nei rispettivi paesi, ci siano forti somiglianze nelle politiche distruttive che vengono seguite. Quest’analisi critica, pubblicata contemporaneamente in diversi quotidiani in Europa, vuole suonare un campanello d’allarme per i responsabili politici perché correggano la rotta, e per i ricercatori e i cittadini perché si attivino per difendere il ruolo essenziale della scienza nella società... Si può firmare la petizione qui.

10 anni sprecati. Cos’è successo ai precari dell’Università nell’ultimo decennio? (FLC CGIL, 10 luglio 2014) 
Presentazione di Ricercarsi. Indagine sui percorsi di vita e di lavoro nel precariato universitario. FLC CGIL ha promosso per mercoledì 9 Luglio “Jobs Map”, un’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori precari della conoscenza. Nel corso dell’assemblea, che si è tenuta presso l’aula “Sergio Musmeci” del Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre, sono stati presentati i primi risultati di “RICERCARSI”: un’indagine sui percorsi di vita e di lavoro nel precariato universitario, promossa dalla Flc e condotta da un’equipe di ricercatori universitari di diversi atenei italiani...

L’università sottofinanziata e il declino italiano (Guglielmo Forges Davanzati, su Micromega del 25 gennaio 2013)
… La tesi dominante fa riferimento alla convinzione, ampiamente divulgata nel corso degli ultimi anni, secondo la quale la disoccupazione giovanile è molto elevata perché i giovani italiani sono eccessivamente istruiti… Occorre chiarire che si tratta di una tesi falsa e che l’implicazione di politica economica che ne deriva rischia di amplificare il problema, con effetti negativi sul tasso di crescita… Il problema consiste nella scarsa propensione all’innovazione della media delle imprese italiane, a sua volta connesso alle piccole dimensioni aziendali e, non da ultimo, al fatto che la gran parte degli imprenditori italiani ha un basso livello di istruzione… dal 2004 al 2010 la percentuale di lavoratori con alto livello di istruzione assunti dalle imprese italiane si è costantemente ridotta… le politiche messe in atto non fanno altro che assecondare un modello di sviluppo dell’economia italiana che andrebbe semmai contrastato...

La società del privilegio (Andrea Martocchia, da La Voce del G.A.MA.DI. di gennaio 2013)
... Le iscrizione all’università sono diminuite del 6,3% e i dati relativi al 2011-12 registrano un’ulteriore contrazione... Come diceva Labriola, il capitalismo italiano ha sempre preferito avere "operai buoni" anziché "buoni operai". Oggi come oggi però la dinamica qui descritta è una dinamica in atto in tutti i paesi a capitalismo "avanzato", a partire dall'Unione Europea. Ovunque, tra gli effetti del disinvestimento padronale dal comparto della conoscenza, c'è il venir meno di quello che era sostanzialmente l'unico percorso possibile, nel capitalismo, per il "salto" di classe sociale, e cioè l'istruzione e la cultura...

“L’università per tutti un’illusione”. E se la Fornero avesse ragione? (Luca Fiore, 19 dicembre 2012) 
L’Istat dice che se si è giovani è più facile trovare lavoro se non si ha una laurea. Studiare costa sempre di più ed è sempre più complicato. Ed infatti gli iscritti agli atenei italiani continuano a diminuire. L’aveva detto la Ministra Elsa Fornero che ‘l’università per tutti è un’illusione”. Qualcuno l’ha criticata, interpretando la sua dichiarazione come segno di un’intenzione, di un proposito, sbagliato ma futuro. E invece no, la Ministra stava semplicemente raccontando quella che è una realtà dei fatti. Grazie alle politiche del governo Monti che hanno estremizzato e accelerato quelle dei precedessori Berlusconi, D’Alema e Prodi. L’università di massa e di qualità, frutto delle lotte studentesche e operaie degli anni ’60, non esiste già più. Perchè, come si usa ormai dire per giustificare le peggiori nefandezze, "ce lo chiede l'Europa"...

Istat, il diploma dà più lavoro della laurea. Calano le iscrizioni alle università (Redazione de Il Fatto Quotidiano, 18 dicembre 2012)
Secondo l'Istat gli occupati crescono (soprattutto grazie alla presenza degli immigrati), ma non tra i giovani: gli under 35 senza lavoro sono oltre un milione, cioè uno su 3. Più propense allo studio le donne, ma resta un trend negativo di immatricolazioni degli atenei iniziato nel 2004...

Un popolo senza laurea. E a studiare si va all’estero (Roberto Ciccarelli - su Il Manifesto dell'8 dicembre 2012)
... L’esodo dalle università esiste e ha proporzioni bibliche. Non è cominciato un anno fa, ma nel 2003. Da allora, sostiene Almalaurea, si iscrivono ai corsi 43 mila persone in meno all’anno. Questa situazione non può essere spiegata con criteri solo economicistici...

The Economics of Overeducation (M.C. Tsang, H.M. Levin, Economics of Education Review 4/2, 93-104, 1985)
… overeducation can adversely affect individual productivity... workers with more education than their jobs require often exhibit counterproductive behavior in the workplace... a production-function model which incorporates the negative impact of overeducation on production has been constructed... 
"Questo articolo dell'85, ma ancora attuale, spiega invece le motivazioni per cui spesso i datori di lavoro cercano personale con un'istruzione sufficiente per svolgere il lavoro, ma non oltre. Un'istruzione eccessiva (rispetto a quanto richiesto dal lavoro), secondo l'articolo, riduce la produttività. Si tratta di un articolo americano quindi, fortunatamente, evita la solita, tediosa discussione sull'erba del vicino non italiano…" (L. Salis - discussione su LinkedIn)